Vivere a Fongara

a cura di Pamela Pellichero - novembre 2006

 

 

 

   Siamo nell’anno 2006 e sono circa 800 anni che Fongara è popolata, ma per quanto tempo lo resterà?

Io come tanti altri, qui ci sono cresciuta, sono legata a questi posti e ai monti che ci circondano. Mi ricordo quand’ero bambina i pomeriggi passati a giocare all’aperto, inventandoci giochi nuovi e mai voglia di ritornare a casa, le battaglie d’acqua nelle fontane, le sere passate a giocare a “ciappa scappa”. D’inverno speravamo nevicasse così la corriera non arrivava e non si andava a scuola ma si stava tutto il giorno a giocare nella neve. I ragazzi di oggi “vivono” di computer, tv, Play Station e non conoscono il sapore di un’infanzia passata all’aria aperta nei prati e nella contrada. Le coppie  che abitano qui mi raccontano che quando i loro figli arrivano all’età adolescenziale vorrebbero andare ad abitare altrove perché qui non hanno i compagni di scuola e non sono numerosi come eravamo noi, o forse, come dicono loro, è che sono cambiati i tempi e quindi anche le loro pretese.

Vivere in contrada significa conoscersi tutti mentre per assurdo ci sono persone che vivono in condominio in città e non conoscono nemmeno gli altri condomini. A volte vedendo il lento spopolarsi del paese mi chiedo se un domani, quando noi saremo ormai anziani, ci saranno giovani che passando per il centro del paese ci vedranno fermi a parlare dei tempi passati, se si sentiranno le grida dei bambini che giocano all’aperto, se ci sarà chi tiene attivo il paese e chi tiene la Chiesa, o se sarà tutto un folto bosco dove restano i ricordi di chi come me ha vissuto qui.

Un tempo le giovani coppie che si sposavano sebbene avessero la voglia di restare a vivere nel loro paese, erano ostacolati dalla mancanza di possibilità per farlo, o perché il piano regolatore non permetteva nuove costruzioni o perché chi aveva una casa e non la utilizzava preferiva lasciarla cadere piuttosto che vendere. Quando si chiede alle coppie di oggi perché vanno ad abitare altrove la risposta solitamente ha a che fare con la comodità.

Io capisco che i tempi e le esigenze sono cambiate, ma penso che anche chi ha vissuto qui prima di noi aveva le stesse problematiche. Non parlo dei nostri nonni che avendo come mestiere quello del contadino trovavano qui la comodità, ma mi riferisco ai nostri genitori che, come noi oggi, avendo il lavoro “a valle” passavano la giornata via per poi tornare nel paese la sera, stanchi ma felici della scelta fatta sentita non come un sacrificio ma come una gioia che non avrebbero vivendo in un appartamento dove se esci non vedi il verde e i monti e non senti la pace che ti circonda.

Per il momento noi siamo ancora qui e continuiamo a portare avanti delle opere per Fongara: la sagra paesana, le varie manifestazioni come la festa degli alpini o quella dei sapori ritrovati, la recita natalizia, il coro della parrocchia che allieta qualche messa e tiene attivo il tipico canto della stella, la gestione delle ex-scuole elementari. Il domani non si può sapere come sarà e se ci saranno ancora queste cose, ma parlano di una nuova tendenza del tornare a vivere in contrada da parte delle giovani coppie, per il momento qui non si è ancora manifestata ma io da “fongarese” continuo a sperare.

 

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