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Da una trapiantata a Fongara a cura di Elisa Benetti - novembre 2006 |
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Sono
un paio di anni che per amore mi sono trasferita a Fongara. Appena arrivata mi
sentivo osservata da dietro l'angolo da molti, soprattutto anziani: ero la
novità del momento. poi si sono abituati alla mia presenza..e io ai loro
sguardi curiosi. Devo dire che è stato
difficile abituarsi alle "scomodità" di Fongara: per me è
significato aggiungere un ora in più di strada al giorno per andare al
lavoro…per non parlare di quando nevica… ma quando nevica quassù
(e sia nell’inverno 2004 che 2005 le nevicate sono state molto
abbondanti) è una cosa bellissima! Alzarsi la mattina e
vedere il candore della neve avvolto dai raggi solari.. è una sensazione
che non è possibile esprimere in parole…è tutto serenità. non si
sentono rumori inquinanti ma solo i canti degli uccellini, qualche cane
che abbaia, ma soprattutto le risa dei pochi bimbi rimasti a vivere qui
che passeranno la giornata a giocare a palle di neve perché il pulmino
della scuola non arriva a prenderli…. Ricordo l’ultima neve
scesa ad inizio anno: ho preso il metro ed erano 80 cm: non vi dico quanto
ci siamo divertiti col slittino a scendere per una pista improvvisata e
finire sommersi da questa soffice nube bianca. Per non parlare
dell’alba dei giorni d’autunno: i raggi del sole sembrano accarezzare
i prati per sciogliere il velo della brina notturna, spesso lasciando a
valle la foschia della nebbia. Chi è abituato al
traffico frenetico della valle non potrà mai comprendere che al mattino
non mi alzo per la quotidianità di andare al lavoro, ma per riempire i
miei occhi di serenità.
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