La storia dell'orso

a cura di Franco Mattiello - settembre 2007

 

 

 

Dopo quarant'anni di attese un uomo mi ha raccontato la vera "storia dell'orso".

In passato ne avevo sentite parecchie di inventate ma questa che vi racconto ora è vera .

Quest'uomo di circa settant'anni prima di parlare mi fece alcune domande penso che le mie risposte furono esaurienti , così si convinse di raccontarmela, fù così preciso nei particolari e nei nomi dei posti che conosco bene anch'io e se in principio ero diffidente già a metà racconto avevo capito che era tutto vero! 

Era verso la fine del '800 il protagonista fù il nonno di questa persona che gliela raccontò personalmente.

Accadde alla  fine di un novembre con poca neve, solo le cime più alte erano coperte dalla coltre bianca . Il papà del nonno era seduto nella panca fuori casa e stava fumando la pipa guardava verso il sentiero che porta a cima Marana e vide che a passi veloci scendeva un cacciatore, erano verso le tre del pomeriggio quando fù a un centinaio di metri riconobbe che era il figlio, giunto a pochi metri si alzò di scatto vide che era bianco come un lenzuolo e tremava tutto non riusciva a parlare , lo fece entrare gli versò un bicchiere di grappa , la trangugiò tutta d'un fiato poi parlò.

Raccontò che era andato a caccia dalle parti di Campetto ma non era una buona giornata così decise di tornare giù ,arrivato alla bocchetta di Marana vide nella poca neve le sue impronte lasciate il mattino precedente e poco più giù ne vide altre che scendevano dalle parti di Piasea ma queste impronte di umano non avevano nulla e neppure degli animali che conosceva lui di caprioli di camosci di volpi e neppure di lupi, ci mise sopra una mano lui che era alto un metro e ottanta e aveva due badili al posto delle mani ma l'impronta sulla neve era piu' lunga di dieci centimetri, bensì munito di fucile non ebbe il coraggio di seguirle per vedere a chi appartenevano .

Cosi corse a casa e questo fù il racconto ,il nonno spense la pipa si mise una mano nel mento ,valutò che tra un'ora sarebbe stato buio così decise che il mattino dopo sarebbe andato a controllare personalmente.

Alle quattro era sveglio ,a dire la verità aveva dormito poco aveva una sensazione che si trattava di un' orso ne aveva sentito parlare ma da queste parti nessuno ne aveva mai visti, andò nella rastrelliera dove riposavano ben oliati tre fucili a bacchetta ,ne scelse uno mise nel taschino della cacciatora due cartucce e partì.

L'aria del mattino era pungente così ogni tanto faceva una pausa toglieva dallo zaino una bottiglietta di grappa di ginepro da lui fatta l'estate scorsa e beveva a piccoli sorsi, senza accorgersi arrivò al punto indicatogli dal figlio ormai stava albeggiando si sedette , si arrotolò una sigaretta e aspettò che il sole illuminasse un pò il bosco e riscaldasse l'aria, non passarono due minuti che le vide ,sebbene era un temerario e non aveva paura di nulla il cuore sembrava volesse saltargli fuori dal petto bensì i suoi settantadue anni non aveva mai visto niente di simile , si pentì di non aver chiamato nessuno ad accompagnarlo ma lui era così di natura diceva che la società giusta è formata da una sola persona e neanche questa volta si smentì !

Non fù difficile seguire le orme erano maledettamente grandi e profonde ogni tanto guardava il fucile e con un mezzo sorriso tirato diceva tra sè" con questo non mi fermerà nessuno!", era assorto nel pensiero di che forma e dimensione poteva avere la bestia che sotto i suoi piedi partì un bell'esemplare di gallo forcello , col suo batter d'ali ruppe il silenzio che regnava nel bosco ,il cacciatore lo guardò allontanarsi , non era la preda che cercava quel giorno . Divallò ancora un pò e un'altro rumore lo fece fermare ,sentì dei passi e propri davanti a lui ad una quarantina di metri vicino a due pini vide un palcuto a tre punte uno splendido esemplare

di capriolo di tre anni , la rabbia li salì dai piedi fino alla testa pensò a tutte le volte che aveva fatto quel percorso senza vedere nulla e ora che cercava altro aveva avuto due grosse occasioni, finchè formulava questi pensieri l'ungulato con due balzi sparì tra i faggi e carpini .

Scese ancora un pò e arrivò al " fagaro di potente", guardava sempre a terra per vedere se le impronte cambiavano direzione, poi d'improvviso alzò la testa e per poco non fece un' infarto a non più di cinquanta metri lo vide era dritto sulle zampe posteriori sembrava volesse prendere qualcosa dai rami di un maggiociondolo notò che in piedi così occhio croce era alto due metri ed era paurosamente grosso ,guardò le zampe e vide che erano munite di grossi artigli pensò che se lo avesse solamente ferito non avrebbe avuto scampo era immerso in questi pensieri che l'orso si accorse di lui ,ma invece di fuggire entrambi si fissavano negli occhi ,l'uomo dopo alcuni secondi non sostenendo più quello sguardo puntò il fucile in direzione della bestia mirò al petto e partì il colpo ,l'orso cadde a rallentatore fece un frastuono che pareva una valanga scivolò per una ventina di metri e si fermò addosso a un piccolo faggio che lo piegò fino quasi al terreno. Si sedette ,tolse dalla giacca il trinciato si arrotolò una sigaretta e la fumò .

Ne aveva uccisi di animali ma quello sarebbe stato un giorno memorabile ,già pensava alla pelle che ne avrebbe ricavato un bel gruzzolo e vedeva lo sguardo invidioso dei suoi paesani,però ora doveva portarlo giù e non era un camoscio bensì tre volte più grosso.

Prima di avvicinarsi caricò di nuovo il fucile nel caso fosse ferito si fermò ad un paio di metri quando vide che nessun movimento era percettibile posò il fucile e iniziò a legargli le zampe alla maniera dei cacciatori per poterselo caricare in spalla ,finita questa operazione si inginocchiò lo prese a mò di zaino e fece per alzarsi in piedi ma al primo tentativo non ci riuscì era pesantissimo ,dubitò che ce l'avrebbe fatta da solo ma sapeva che una volta giunto in contrada senza l'aiuto di nessuno lo aspettavano anni di gloria ,cosi con uno sforzo maggiore riuscì a mettersi in piedi e iniziò il tragitto all'incontrario per tornare a casa , ora sì che sprofondava nella neve ma tenne duro e arrivò nella bocchetta di Marana da quel momento la strada era tutta in discesa ,era stremato ma pensò che se non riusciva a portarlo almeno lo poteva trascinare giù . Ormai era arrivato a metà strada non ce la faceva più mancavano un centinaio di metri per arrivare ad una curva dove sapeva che c'era una muretta di sassi alta settanta centimetri volle arrivare fin lì e poi si sarebbe riposato un pò ,così posandolo sopra la mura sarebbe stato più facile caricarselo nuovamente in spalla.

Mancavano sì e nò dieci metri quando un dolore atroce lo fece urlare come se qualcuno le avesse stretto una tagliola da volpi nella coscia sinistra ma il suo grido fù soffocato da un rauco ghigno dell'orso,capì che era solo ferito e si maledì per non aver controllato bene ma ora non c'era tempo per pensare con uno scatto gettò l'animale a terra ma l'orso rimase con i denti attaccato al malcapitato ,entrambi emettevano urla disumane ,dal paese qualcuno li aveva sentiti e si erano radunati per andare a vedere da dove venivano e soprattutto cosa stava succedendo.

Il cacciatore era ormai allo stremo e vedendo che ormai era perduto decise di buttarsi giù per il pendio del bosco per vedere se mollava la presa,ruzzolarono per alcuni metri poi battè la testa su una pianta e svenne.

Lo trovarono a notte fonda con le lampade a carburo non era morto ma assai mal concio ,aveva due costole rotte la gamba sinistra sbrindellata e botte su tutto il corpo ,al volo costruirono una barella con rami di nocciolo e lo portarono a casa .

Il mattino successivo raccontò tutta l'avventura così una squadra di otto uomini compreso il figlio del moribondo decisero di tornare sù perchè alla sera non avevano visto se l'orso era morto non avendolo trovato vicino a Bastian. Di buon ora arrivarono sul posto dove la sera prima avevano trovato il paesano e videro subito tracce di sangue,notarono che andavano in su ,capirono subito che appartenevano all'animale ferito praticamente tornava a ritroso sul tragitto che l'aveva portato il povero Bastian.

Alcuni avventori stavano gettando la spugna perchè ormai questo fatto aveva dell'incredibile ,il più anziano del gruppo si fece avanti e disse"dobbiamo stare tutti uniti per rispetto di chi stà a casa più morto che vivo!". Così con determinazione seguirono le copiose chiazze di sangue e più andavano in sù e più erano abbondanti, ogni tanto sparivano poi ne trovavano di più grosse capirono che faceva delle pause per riposarsi e in quei minuti perdeva più sangue ,dopo circa due ore arrivarono al fagaro di potente il posto dove pensava di averlo ucciso Bastian ma l'orso non si vedeva ancora , sulla sinistra c'erano e ci sono ancora delle roccette dove nasce un filo d'acqua se si rimane in silenzio lo si sente debolmente sgorgare poco sotto esce dai sassi percorre pochi metri e scompare appena sotto inghiottito dal terreno del bosco,il più giovane avendo sete si avvicinò a quella piccola fonte per bere avvicinò la faccia al rigagnolo ma fece uno scatto indietro come se una vipera l'avesse punto ,gli altri chiesero spiegazioni per quel gesto ma il ragazzo terrorizzato non riusciva a parlare e col dito tremante indicòl'acqua, rimasero tutti esterrefatti sgorgava rossa scura come il sangue dei camosci.  

Passato il momento di stupore uno del gruppo che era salito quindici metri sopra con un fischio attirò l'attenzione degli amici ,salirono tutti e capirono il perchè l'acqua si era tinta di rosso ,infatti tra quelle rocce l'animale aveva finito la sua esistenza ,esamine ma con gli occhi ancora spalancati sembrava lanciasse maledizioni a chi lo guardava era arrivato fin lì perchè ormai stremato sapeva che lì c'era acqua e riuscì a bere per l'ultima volta poi spirò e morì dissanguato.

Dette queste ultime parole il narratore fece una pausa e si mise a guardare le montagne notai che la nostalgia era venuta a prenderlo e se l'era portato indietro nel tempo quando giovinetto scorazzava su quei pendii non osai interromperlo,fece un sospiro e proseguì,l'orso era a pancia sotto così decisero di girarlo, in due lo presero per le zampe anteriori e gli fecero fare mezzo giro ma le sorprese non erano ancora finite si accorsero subito che si trattava di una femmina ma non perchè avevano visto il sesso dell'animale ma ormai era fuoriuscito quasi del tutto uno spavaldo orsachiotto che non dava nessun segno di paura ,il più testa calda prese il fucile e lo puntò in direzione del cucciolo ma tutti lo fermarono dissero che quello non avrebbe destato timori ma non finirono la frase che un latrato assordante fece vibrare il bosco e il cuore ormai provato dei cacciatori, guardarono nella direzione da dove era venuto e lo videro, quello sì che era grosso, sicuramente era il padre del piccolo non ci pensarono sù neanche un minuto ,sapevano che con il cucciolo in zona sarebbe stato particolarmente aggressivo se la dettero a gambe levate e in un lampo arrivarono alla bocchetta di Marana si fermarono a riprendere fiato e poi giù di corsa verso il paese non fecero che alcuni metri che si fermarono tutti di scatto udendo le campane della chiesa suonare a morto ,il figlio capì che si trattava del padre ,non ce l'aveva fatta e non ci fù verso di consolarlo.

Passati alcuni giorni dopo aver dato degna sepoltura al padre il figlio con un compare tornarono sù a vedere, ma rimaneva solo lo scheletro dell'animale il resto era stato divorato dalle volpi e martore ma nessuno osava spostarlo da lì ,troppe cose brutte erano accadute . Finito il racconto l'uomo mi disse che era convinto che se anche erano passati molti anni qualche resto si troverebbe ancora lassù basterebbe scavare un pò e mi indicò il punto preciso. Tolsi dallo zaino una lattina di birra l'aprì e ne bevemmo metà per ciascuno ci salutammo lo ringraziai della storia che mi aveva raccontato e ognuno tornò a casa sua.

Quei posti li conosco bene e il racconto mi aveva incuriosito parecchio,adesso il problema era trovare qualcuno che mi accompagnasse lassù ma già vedevo le facce della gente quando raccontavo "La storia dell'orso!" già il titolo è tutto un programma!.

Così come Bastian un secolo prima decisi di andare da solo,sapevo che non avrei trovato nulla ma mi andava di camminare un po’ in mezzo al bosco lontano dalla frenesia giornaliera.Mi procurai un badile del tipo militare che ci stà nello zaino e mi recai nel posto,era un pomeriggio di fine inverno non c'era neve e l'aria era primaverile,mi sono seduto per riposarmi un pò, c'era un picchio lì vicino che ogni tanto martellava qualche tronco mi sono guardato un pò in giro e sono rimasto sorpreso nel vedere con quanta precisione quel signore mi aveva descritto il luogo!.Quando il picchio non faceva rumore si sentiva l'acqua che sgorgava dalle rocce,salii una quindicina di metri dove reputai il punto preciso in cui l'orsa aveva cessato di vivere,tolsi dallo zaino il piccolo badile però in quel momento mi sono sentito alquanto patetico se qualcuno mi avesse visto in mezzo al bosco intento a scavare chissà cosa avrebbe pensato,non finii di formulare questi pensieri che un rumore mi fece trasalire, era un sasso che rotolava giù per il bosco si fermò una trentina di metri sopra me andando a cozzare su una radice che fuoriusciva dal terreno,era poco più grosso di una boccia,stavo guardando in su per vedere se nel sentiero che passa sopra stava passando qualcuno che udii il soffio di un camoscio, così capii chi aveva mosso il sasso .Non riuscivo a vederlo,presi il binocolo dallo zaino e iniziai a scrutare il bosco lo vidi quando si spostò un po’ da dietro un grosso faggio misi a fuoco le lenti per avere l'immagine più nitida ,rimasi sbalordito!

Oltre che avere la solita striscia bianca di pelo che parte da sotto il muso e finisce sul petto anche le due zampe davanti fino allo snodo del ginocchio erano immacolate,non avevo mai visto niente di simile mi venne in mente un racconto letto in un libro che nel Friuli c'è una superstizione,chi uccide un camoscio albino o parzialmente tale nell'arco dell'anno è destinato a morire!,alzai un pò il binocolo per vedere il trofeo,aveva due corna molto grosse e uncinate parecchio, valutai che aveva più di sette anni ma col binocolo è difficile stabilire l'età.Passati alcuni minuti se ne andò ,stavo per raccogliere il piccolo badile che un rumore d'ali mi fece alzare la testa più che il rumore fu l'ombra che vidi quando mi passò sopra e si posò su un ramo di un faggio a pochi metri da me,era un barbagianni,non capivo cosa faceva in giro un rapace notturno a quell'ora. Io non sono superstizioso ma decisi di rimettere il badile nello zaino forse non serviva rivangare nel passato, ho dato un'ultima occhiata in giro e ho provato a immaginare la scena di Bastian a tu per tu con l'orso ,un brivido mi è salito lungo la schiena a quel tempo mancava un po’ tutto ma non di certo il coraggio.

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