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La storia della croce a cura di Franco Mattiello - novembre 2007 |
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A tutti quelli che hanno creduto in me Con i tempi che corrono siamo troppo abituati a guardare al futuro e spesso ci si dimentica del passato, di usi costumi e tradizioni , forse per comodità o negligenza. Personalmente ho sempre avuto una particolare curiosità per come si viveva “una volta”di come passavano le giornate le persone di Fongara, chiedendo in giro alle persone più anziane qualcosa ho saputo ma sta nel dna dell’ uomo di non accontentarsi mai , così ho avuto l’idea di far tornare una cosa che c’era in passato quassù nella speranza di esaudire il desiderio di tutte quelle persone che ormai da parecchi mesi si domandano perché (forse sono i perché che hanno rovinato il mondo) mi sono avviato in questa avventura. Per questo devo partire da lontano, le creste dei Castiglieri viste da Fongara sono una serie di guglie frastagliate che partono da sopra S Quirico e vanno fino a cima Marana , più o meno sono tutte alte uguali circa 1100metri in mezzo ce n’è una un po più alta forse la più rotonda detta il “Castiglieron” . Ricordo che le prime volte che mi affascinarono avevo circa 12 13 anni le vedevo irraggiungibili,qualche anno dopo chiesi informazioni su quelle rocce e qui stà l’incredibile a chiunque chiedevo informazioni sbarravano gli occhi dicendo che mai nessuno era salito lassù e non c’erano sentieri per arrivarci e qualcuno che aveva azzardato a salire era caduto. Letteralmente mi dissero che lassù non ci si poteva arrivare… restai appeso alle loro parole e con delusione accantonai l’idea di arrivare lassù . Nel frattempo mi informai chi in passato aveva tentato di andare in quei posti ostili , scoprì che fù uno della contrada Borga però era salito da quelle parti per fare legna e morì cadendo da un dirupo . Però come al
ragazzino che proibiscono di aprire quel determinato cassetto ,
ovviamente tenterà in tutti i modi di avvicinarsi per vedere cosa
contiene , così con il passare delle stagioni la voglia di salirci
aumentava , per il momento mi accontentavo di scrutare quelle cime col
binocolo . Complici alcuni amici feci un corso di arrampicata sportiva , sin da piccolo mi aveva sempre attratto questa disciplina ma capirete che forse avevo trovato la chiave per aprire quel cassetto. Neanche farla a posta finito il corso pochi mesi dopo in un bar della zona mi si illuminarono gli occhi!!! Una bella foto plastificata raffigurava le creste dei castiglieri dove la guida alpina Franco Spanevello aveva attrezzato un percorso per fare tutte le cime una vera e propria cavalcata con arrivo appunto al “Castiglieron “. In quel momento mi sentivo come quel bambino che stava per aprire il cassetto proibito!. Partimmo in due con corde e attrezzatura varia , non fù facile le percorremmo tutte tra vari sali e scendi impiegammo otto ore ma alla fine ci stringemmo la mano in cima al “Castiglieron”. Leggendo bene il foglio con il tragitto stava scritto che una volta arrivati in cima non si doveva ritornare indietro ma si poteva tornare giù per un ripido sentiero che "menava" al punto dove eravamo partiti a piedi al mattino e così fu. Possibile che nessuno avesse mai fatto quel sentiero, qualcuno disse che era andato un po in alto ma non era mai arrivato in cima!. Fu così che informandoci da Domenico Cailotto ci raccontò la storia della croce che ho scritto nell’altro racconto “La passione del Cristo dei Castiglieri”. Quando gli dissi che avevo intenzione di rimetterla notai che li brillarono gli occhi ed è stato anche per questo episodio che mi sono convinto di continuare con questo progetto . Complici alcuni amici non tanti ma per fortuna sempre presenti al momento del bisogno siamo andati ai Busati a tagliare il cantile e non è stato facile portarlo in Piasea dove risiede ora la croce viste le dimensioni imponenti del legno . Poi un infinità di volte siamo saliti lassù per pulire la cima dalle piante e preparare il buco dove verrà messa la croce , ironia della sorte scavando abbiamo trovato il pezzo interrato della vecchia croce quella piantata nel 1901 l’abbiamo tenuto e sicuramente lo metteremo in una teca ai piedi della nuova croce. Chi è salito in cima sa quanta fatica si deve fare per salire quel ripidissimo sentiero , immaginatevi portare lassù picconi, badili, leve di ferro,motosega e quantaltro per preparare il sito della nuova croce!. Finora da solo e insieme ad altre persone sono salito in quel monte più di 70 volte quasi a voler recuperare tutti gli anni passati, la natura mi ha ripagato di queste fatiche mostrandomi delle cose che mi resteranno dentro per sempre . Ancora adesso sento qualcuno che vorrebbe non andasse in porto questo progetto , per sentito dire uno azzardò “quelli non riusciranno mai a mettere la croce lassù”. E udite udite... costui è stato visto di notte con la pila andare in Piasea per vedere la croce in costruzione!!! Come ripeto è un progetto senza scopo di lucro, se qualcuno vuole più informazioni su qualsiasi cosa si faccia avanti saremo ben lieti di spiegargli tutto invece di sentire solo critiche alle spalle!. Non vogliamo consigli su come fare, ci servono persone che ci diano una mano materiale per portare lassù il necessario. Per finire voglio rispondere a quel signore che mi disse “Ma quella croce era necessaria?”. Rispondo con una citazione del grande Borges che da un anno è entrato a impreziosire la mia libreria , quando gli chiesero se il libro che aveva appena scritto fosse necessario. “no”, rispose “nemmeno la morte , o l’universo o il sapore del caffè. E tu sei necessario? E noi siamo necessari?”.
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