La Viticoltura

a cura di Andrea Pellichero - novembre 2006

 

 

 

Benché fortemente ridimensionata rispetto al passato, quest’attività è tutt’oggi portata avanti con forme e tecniche pressoché immutate.

Scomparsa quasi sicuramente la distillazione delle graspe, il vino resta l’unico prodotto; niente più graspia ed il torcio a seconda delle annate.

Fongara data l’altitudine si pone al limite per la visela, ma nelle contrà meno elevate, il paesaggio si presentava contrassegnato da sane, tirele, pergolare, complice anche l’asprezza del terreno che una volta svegrato e trasformato in piantele, beneficiava del riverbero di margere e segni circostanti. Ostana, Mericana, Meridionale, Margana, Grinto e Bacò: le prime nelle più basse Pellichero e Busati, le ultime due anche alla Borga e al Prenero fino al centro presso l’osteria; rara la bianca.

In tutte le sue forme veniva parà su attorno ai tre metri per non ostacolare il transito dei fasi de fen e non essere alla portata di vache o piegore al pascolo; enorme quindi il dispendio di energie e tempo per ogni intervento, realizzabile solo con l’ausilio di scale e scaleti di cantile o linte, possibilmente in un paio di misure.

Due le operazioni principali: bruscare e vendemare.

Più complessa senza dubbio la prima, effettuabile nei giorni d’inverno se “el fredo nol te ciapa in tele man”,e non limitata alla sola selezione dei cai, uno da molar dò e l’altro da parar sù, ma comprendente anche la sostituzione di sucari, travi, feri smarsi, la riproduzione piantando un rasolo o reforsando dò on cao, far dò i salgari par le strope, bruscare l’orno, l’opio, el moraro, la siarsara quali tutori vivi, procurarsi rame de cantile da ligare in sima ai piantoni per simulare i precedenti qualora mancanti presso le visele de Ostana e per ultimo ligar su grangarui.

All’inizio primavera si può procedere ad eventuali incalmi, durate e dopo la fioritura un par de bote de verdarame e per la più delicata Ostana anche una de solfre.

Una sommaria spanpanada avviene col taio de l’ardiva mediante sfalsonà; a volte ci pensa la grandine, nonostante si brucino rami d’ulivo benedetto, compromettendo non solo l’ua, ma anche i cai potenzialmente importanti per le stagioni future.

Con l’autunno, mese in moia le tine, se vendema: ancora scale, scaleti, ansini, ma ora si può anche molar dò qualche sana, seste e bigoi. Con le “man che le taca tute” si cura i graspi sul posto o a casa, molte volte anche quella rossa viene forzatamente accettata, mai quella muffa che fa ‘nare in asedo; i grani in particolare della Mericana,più frola, che cadono o sono già a terra vengono rincurà.

L’innovazione più significativa la riscontriamo nel trasporto. E’ lei: la falsatrice, nobilitata dall’impiego in questa ed altre attività ancestrali, senza comunque sostituire mulineli e bigoi nel conferimento dei coi alle caneve.

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