La Fienagione

a cura di: Andrea Pellichero - novembre 2006

 

 

 

-         “ Papà, me feto provare anca a mi?”

-         “ Ah poareto, ti si masa picolo ancora. St’ano che ven.”

Sicuramente prima o poi avrebbe ceduto, magari al tempo de l’ardiva su un prà gualivo, e quindi sorriso orgoglioso nel vedere anche quel boceta far dondolare la false per qualche minuto con impegno ostinato. Intanto per confermare che il rifiuto non era punitivo:

-“ Toh, vara che bela frola grosa, ma sentate dò la te sbrisi.”

Le ante cadevano ritmicamente le une sulle altre, interrotte solo dal secco e rapido sfregare della pria sulla lucente Testa di Turco, sarebbero state da chi na s-cianta slarghè uniformemente su tutta la riva, qualche spana in qua del termene.

Chissà quante camicie moie per garantire il foraggio alla Mora, Stela, Binda,… ora estinte a Fongara, ma per secoli simbionti indispensabili.

Nel primo pomeriggio anche le donne, sotto larghi capei de paia, aiutavano a voltare el fen, anta dopo anta da valle a monte: girare e riassettare col rastelo metodicamente le falde per un’essiccazione il più uniforme e rapida, sopportando l’elevata calura ed il rischio di snidare qualche anda o carbonaso.

Al tramonto bisognava far sù a marelo,o meglio mareliti la prima sera, mareloti se necessario la seguente in rapporto quindi all’umidità rimasta che provocava il boio, al fine di preservarlo dall’aquaso. Al mattino, non appena il sole avesse sugà sù  si sarebbero slargà i marei, poi di nuovo voltà ed infine, salvo temporali, fato sù.

Due sogati muniti di neja di cornaciaro disposti a croce accoglievano falde ben ripartite e si legavano a faso.

Più raramente, l’ardiva di minuscoli appezzamenti, bastava una gavegnà. Il trasporto verso la teda su ruote o coi feri era realizzabile in minima parte; in presenza di casoni o fasendo sù marele, le fatiche venivano posticipate all’inverno e ridimensionate dal slito.

Molti fra noi saprebbero ancora stimare il peso di una carga, in pochi domani crederanno che su strodi stretti e rapidi, salivano uomini, ma non di rado anche donne, curvi sotto un faso de fen.

 

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