La chiesa del Pellichero

a cura di Lucio Borga - gennaio 2008

 

 

 

 

 

 

 

La costruzione della Chiesa di Fongara, risalirebbe ai primi anni del quindicesimo secolo. Il primo documento conosciuto che n’attesta l’esistenza è datato 1424.

Una storia, poco conosciuta, racconta che doveva essere costruita nella contrada Pellichero, ma le reliquie di San Leonardo translarono, nottetempo, a Fongara. Riportate al Pellichero, ritornarono dove il Santo voleva la costruzione della sua chiesa.

Al Pellichero ci sono dei manufatti che potrebbero avvalorare la storia di un progetto di chiesa in quel luogo.

Si tratta di tre spezzoni di colonna di circa 50 centimetri d’altezza, una delle quali lavorata come vaso per una piccola conifera e due acquasantiere, una piccola da muro che avevo visto qualche anno fa ed è ora scomparsa e una grande e rotonda da colonna, simili a quelle che ci sono all’entrate della chiesa di Fongara, entrambe usate come abbeveratoi per colombi.

Oltre a questo, ci sono molti blocchi di marmo, alcuni dei quali svuotati e riciclati come mangiatoie per animali, la cui presenza non è spiegabile se non per essere usati in un edificio come una Chiesa.

Al Pellichero, nella costruzione delle case non è stato usato marmo, anzi, tutte hanno muri di materiale povero.

Un’altra versione della storia racconta di una chiesa che doveva essere edificata appena sopra la contrada Prenare, in uno spiazzo sulla vecchia strada per Fongara denominato Balte, dove c’era la cava dalla quale il marmo fu estratto. La fuga verso Fongara, ed il luogo dove avrebbe voluto la chiesa, delle reliquie del Santo, avrebbero fermato il progetto.                                       

Per rabbia, per bisogno di terra da coltivare o per affossare definitivamente il progetto, il materiale lapideo sarebbe stato gettato nella valle sottostante. Recuperato dagli abitanti del Pellichero e portato in contrada, sarebbe stato riciclato come sopra descritto e addirittura, sembra, usato come materiale di riempimento in camere di drenaggio fra terrapieni e muri di contenimento.

Buttare il materiale della chiesa del Balte per poter lavorare per la chiesa di Fongara, avrebbe avuto un senso, da parte dei cavatori, se il lavoro fosse stato retribuito, ma penso sia stato gratuito e volontario, tempo sottratto ai lavori per il mantenimento delle famiglie.

Per di più non avrebbe senso, da parte degli abitanti del Pellichero, recuperare il marmo, per usarlo come pietra normale. Avere, invece, la chiesa e quindi il sacerdote vicino a casa, significava poter partecipare alle funzioni religiose anche in caso di maltempo. Impiegare meno tempo per recarsi e tornare dalla chiesa voleva dire più tempo per il lavoro. Più probabilità di poter morire con i conforti religiosi e quindi la salvezza dell’anima, soprattutto per i bambini appena nati essere battezzati subito, vista l’alta mortalità neonatale e infantile.

Quest’ultima è stata la principale motivazione per la richiesta di diventare parrocchia, presentata il 22 maggio1497 al vescovo di Vicenza, Nicolò Gravina, da Leonardo fu Domenico, rappresentante delle 35 famiglie che formavano la comunità di Fongara. Fino ad allora Fongara dipendeva dalla parrocchia di Valdagno, da lì venivano i sacerdoti per l’assistenza religiosa, per vie di comunicazione impervie e spesso impraticabili.

Per i Fongaresi non c’era molta differenza fra il Balte e l’attuale collocazione della chiesa, mentre ci sarebbe stata al Pellichero. Per questi motivi, io penso che nel Balte c’era solo la cava da dove proveniva il marmo, anche quello della chiesa di Fongara.

Farlo scendere lungo il ripido pendio, sottoforma di grossi massi fino alla valle sottostante, era il sistema più veloce, meno faticoso e più sicuro, per portarlo vicino al luogo dove doveva essere usato.

Tagliato in blocchi di dimensioni trasportabili, sarebbe stato portato al Pellichero e lavorato.

La “decisione” di San Leonardo, n’avrebbe cambiato la destinazione d’uso.

 

 

 

 

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