Contrada Borga

a cura di Mara Cailotto- settembre 2007

 

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Ho voluto dare anch’io un contributo, seppur piccolo, al progetto del sito di Fongara.

Fongara è conosciuta a molti, per la sua bellissima chiesa, per la vicina Recoaro Mille, per il suo centro ma non sono da tralasciare le contrade che la circondano.

Una tra queste è Borga.

Fonte importante e fedele collaboratore nel raccontare i fatti così, come accaduti nella realtà, che fin d’ora ringrazio, è stato mio caro nonno Domenico.

Situata lungo la strada provinciale 100 che da S.Quirico porta al Recoaro Mille, 3 km prima di Fongara, è attualmente una delle più piccole realtà “contradaiole” di Fongara, contando una decina di persone che abitualmente vi risiedono.

Si popola un po’ di più durante il periodo estivo, quando ex abitanti o villeggianti vi trascorrono le vacanze, riaprendo all’aria buona le abitazioni, che un tempo erano dei loro genitori o nonni. Come per tante altre realtà vicine, un tempo, però, non era di certo cosi!

“Sti ani “ infatti, era una delle più grosse contrade, contando negli anni subito antecedenti il secondo conflitto mondiale 9 famiglie con ben 81 persone in tutto. ( con una media di 9 abitanti per famiglia: più del triplo della media attuale!!!)

I cognomi presenti al tempo in contrada erano soltanto due: Borga e Cailotto. Pertanto la suddivisione, sarà per soprannomi, molto in uso al tempo.

La famiglia dei Vergori, (cognome Borga) contava 5 componenti, i Biasi (cognome Borga) ne contava ben 13.

I Patrissi (cognome Borga, i quali non avevano alcun tipo di parentela con i noti Patrissi di Fongara, che, infatti, erano Cailotto) erano formati da due famiglie, quella di Antonio di 9 persone e quella di Piero (fratello di Antonio) con altri 9 componenti.

I Biuni (cognome Borga) con 12 membri, i Fifio (cognome Borga) con 9 e i Veci (cognome Cailotto) con 11 persone. Infine i Viola (cognome Cailotto) suddivisi anch’essi in due famiglie: i Viola di sopra il cui capofamiglia era Antonio, contava 7 persone e i Viola di sotto con Giovanni capofamiglia, fratello di Antonio, con 8 componenti.

La vita era quella tipica della società contadina – rurale; si viveva della propria terra, con i frutti che questa dava, della legna dei propri boschi che spesso si vendeva “ in piasa al Venere al Mercà de Valdagno”, del latte, del burro, del formaggio e della carne del bestiame presente in ogni stalla.

Una vita tranquilla, scandita principalmente dal passare delle stagioni, che inevitabilmente determinavano lo scorrere delle giornate, riempite dal duro lavoro dei campi nella bella stagione, e nelle lunghe e fredde serate d’inverno, alleggerite dal “far Filò” presso la stalla di qualcuno, spesso era quella dei Veci, perché più grande e più calda, dove s’incontravano più famiglie. Per accedervi non serviva pronunciare il famoso “permesso” perché ciascuno “era di casa”.

Domenica mattina a Messa prima alle ore 6.00, poi nel pomeriggio, per i più giovani la Dottrina, ed infine le Funzioni.

Il nascere, poi, delle industrie, situate più a valle (tra le più note la Marzotto di Maglio e Valdagno, e lo stabilimento Recoaro) han determinato un repentino ed inevitabile cambiamento della situazione, che consistette principalmente nell’abbandonare la casa natale per essere più comodi al posto di lavoro.

Sicuramente fu quest’ultimo il motivo più importante che portò ad un così rapido e continuo decremento della popolazione. Però non fu l’unico.

Durante il periodo della Resistenza, la contrada fu colpita da un doloroso evento, che per mano tedesca, portò all’uccisione di 17 persone: l’Eccidio di Borga. Degna di nota e motivo di sosta per coloro che transitano è la nostra fontana.

Sono in molti che nel corso della giornata si fermano per dissetarsi e approvvigionarsi dell’acqua, le cui peculiarità sono in particolare la freschezza e limpidezza. Proprio quest’anno, 2007 ricorre il centenario della costruzione della fontana.

Una piccola realtà periferica, come la nostra, ha, obiettivamente, poco da offrire, a livello di servizi; ma la tranquillità, la pace, e i magnifici giochi di colori e suoni che solo la natura riesce a creare, qui, sono uno spettacolo di tutti i giorni.

D’inverno, poi, le emozioni che un panorama innevato riesce a trasmettere sono davvero uniche; basta saperle cogliere.

 

 

 

 

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